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Ho scelto la Psicologia

Ho scelto la psicologia fin da piccola. Per passione. Ho scelto che volevo essere psicologa e li volevo arrivare.
Non è stato facile, a volte ho pensato di aver sbagliato tutto e di mollare.

Quando poi ci sono arrivata, con spesso troppa poca fiducia in me stessa, ho sentito che quello era ciò che volevo fare ed essere. Ma era qualcosa di più. Era, ed è, la mia vocazione.

Voglio che questo sia il mio lavoro da qui alla vecchiaia, e per far sì che questo si realizzi, bisogna studiare e non fermarsi mai. Cercare di migliorarsi sempre, non adagiarsi mai.

Il mio obiettivo è aiutare le persone a stare meglio, a non aver paura di sé stesse, a volersi bene, ad autorealizzarsi.
Voglio diffondere la cultura del benessere psico-fisico.
Voglio che le persone non abbiano paura di avvicinarsi al mondo della psicologia.
Voglio che capiscano che prendersi cura della propria anima è importante quanto andare dal cardiologo.

Come farò tutto questo? - continuando a studiare
- in stanza con i miei pazienti/clienti
- attraverso la diffusione, online e fuori, della psicologia
- attraverso percorsi di terapia di gruppo e di training autogeno


Questa è la mia missione. Spero sempre di crescere e fare del mio meglio per raggiungere questi obiettivi. Non è semplice, ma le sfide migliori sono quelle che richiedono più energia!

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Appunti di una psicologa in quarantena

Inauguro il blog in un momento storico assurdo: siamo in piena pandemia da Coronavirus. Questo nemico invisibile ma al tempo stesso così tangibile e crudele, ci ha costretti tutti in casa. Divieto assoluto di uscire, se non per evidenti necessità o per lavoro. Ma molti di noi non lavorano neanche più. E non sanno come sarà la loro situazione economica quando tutto questo sarà finito. Così ci troviamo chiusi in casa, ad avere una enorme quantità di tempo libero, limitati nelle nostre libertà personali. Molti di noi sono soli in casa, lontani dalle famiglie, dalle persone che amano, dagli amici. soli con se stessi.

Ed ecco che si affacciano certi mostri, che nella vita quotidiana tendiamo a scacciare o a evitare, riempiendoci la vita per non guardarli. Per molte persone può essere veramente difficile, e possono comparire emozioni che in giorni come questi si fanno più insistenti:

- Solitudine

- Noia

- Tristezza

- Senso di vuoto

- Rabbia

- Irritabilità

- Isolamento

- Pensieri ossessivi

- Senso di inutilità

- Disperazione

- Angoscia

- Insonnia

Uno studio che ha valutato l'impatto psicologico della quarantena dovuta all'epidemia di SARS nel 2003, ha evidenziato come il 20% delle persone sviluppavano problematiche psicologiche importanti, che condizionavano la vita anche dopo il ritorno alla vita normale. Tra le problematiche più diffuse vi sono il Disturbo da stress post traumatico e la Depressione. Li scrivo con le maiuscole, perchè sono sei signori disturbi, da non sottovalutare e da non banalizzare. 

Per tutti questi motivi, in un periodo così duro come la quarantena, fermiamoci a riflettere che non per tutti è facile stare in casa, da solo o in compagnia. Esiste un termine bellissimo, RESILIENZA, che è la capacità di attingere alle nostre risorse interiori per far fronte alle difficoltà della vita. Ebbene, oggi siamo chiamati a metterla in campo. Ma qual è il trabocchetto? Che le persone più resilienti saranno più in grado di farsi forza, riorganizzarsi e superare in modo positivo la quarantena, ma quelle più fragili da questo punto di vista avranno maggiori difficoltà, sentiranno amplificarsi quelle emozioni e quelle difficoltà che cercano di combattere ogni giorno. E che adesso le guardano dritte in faccia, con aria di sfida. Ora si può fuggire fino ad un certo putnto. Ecco perchè è importante più che mai chiedere aiuto se si sente di non farcela da soli. Senza paura, ma affidandosi a qualcuno che può supportarci e farci vedere la luce in fondo al tunnel. Perchè se si vuole davvero, la luce c'è.

Ci tengo a precisare che noi psicologi non siamo immuni eh. E' successo anche a me: nei primi giorni di clausura mi sono sentita inutile. Impossibilitata in molti casi ad esserci per i miei pazienti, per coloro che hanno dovuto annullare le sedute o per chi non ha dimestichezza con la tecnologia.
Così, nella apparente lentezza di queste giornate mi è capitato spesso di sentirmi così: inutile. Per i miei pazienti, per il sistema, per me stessa. Mi sono chiesta: che senso ho se non posso fare quello che amo fare? Se non posso vedere i miei pazienti, se non posso occuparmi del bambino che seguo a scuola?

Poi ho pensato a quanto questa sensazione rafforzi il concetto che in realtà siamo utili e indispensabili eccome, perché a quegli stessi pazienti tu manchi, gli manca il contatto e la vicinanza fisica. E a me mancano loro, non c'è niente da fare.
Siamo utili ma a volte non ce ne accorgiamo.
E siamo anche utili e indispensabili per il nostro paese e per il mondo, perché siamo noi, tutti noi, che lo facciamo muovere.

Sentite che silenzio in questi giorni?

Se ci fermiamo, si ferma tutto. Ma non dobbiamo sentirci inutili, perché ogni minuscolo passo che facciamo, lo facciamo non solo per noi stessi, ma per chi ci circonda.
Perché le cose, la vita, torni com'era prima, e magari chissà, pure meglio.
Possiamo provare a crederci no? E ci stiamo impegnando tanto, tutti quanti.

Non mi sono mai sentita particolarmente patriottica, lo ammetto, ma questa esperienza mi sta facendo sentire parte integrante dell'Italia, mi sta facendo riscoprire l'amore per questo Paese.
Devo riconoscere che tutto sommato siamo bravi, ci stiamo comportando bene. Certo, le eccezioni ci sono sempre, però stiamo dimostrando forza, impegno e volontà.

Ho pensato anche che se tutti ci impegnassimo per l'ambiente così come stiamo facendo contro il coronavirus, nel nostro piccolo, con le nostre azioni quotidiane e responsabili, allora sì che il pianeta starebbe meglio, e noi tutti con lui.

E poi ho pensato: cosa sta tirando fuori di me tutta questa situazione? Cosa posso fare per me stessa, adesso, per non sentirmi inutile, ma parte di un cambiamento reale ed efficace?

Posso fare un sacco di cose per prendermi cura di me:

- Leggere, studiare, approfondire;

- Progettare;

- Liberare la mia creatività;

- Meditare di più;

- Organizzare le mie giornate; 

- Stare con me stessa e ascoltarmi.;

- Fare sport;

- Ascoltare la musica.

Perché se sono utile a me stessa, mi occupo bene di me e mi ascolto, allora potrò senz'altro essere più utile per gli altri e occuparmi bene di loro. Questo si chiama egoismo sano e dovremmo imparare a praticarlo un pò di più.

Dovremmo sempre sentirci utili, perché lo siamo.
Per l'Italia, per i nostri lavori, per noi stessi.

Per ora il mare lo penso, ma appena tutto questo finirà, sarà una delle prima cose che farò, andare a vdederlo.

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La rivincita di Internet

 

E' ormai assodato.

In questi giorni di quarantena e semi-isolamento dal mondo reale, il mondo virtuale ci tende la mano. Denigrato e contrastato dalle generazioni dei nostri genitori o dei nostri nonni, ai tempi del Coronavirus anche loro si sono divuti piegare al potere dei social. 

Online si trova di tutto, tanta spazzatura mediatica, ma anche una fonte potenzialmente infinita di notizie, nozioni, intrattenimento, idee. Siamo noi a scegliere di cosa usufruire e cosa ignorare.

I rischi di internet, in particolare di dipendenza e isolamento dal mondo reale, sono altissimi e ben noti, soprattutto per i più giovani, i cosiddetti "millennials", che hanno vissuto l'avvento di internet e delle sue enormi potenzialità. Per non parlare del fenomeno sempre crescente di cyberbullismo e delle sue ripercussioni sul benessere psicologico dell'individuo.

Eppure se usato con attenzione e intelligenza, internet è un pozzo senza fondo di ricchezze. 

I nonni dicevo.. hanno scoperto la bellezza delle videochiamate! Perchè diciamolo, in giorni come questi, dove spesso si trovano soli e lontani da gran parte della famiglia (o chiusi dentro case di riposo), ricevere una telefonata dove possono anche vedere i volti dei propri cari, è un vero toccasana. Lo è per noi, che ci sentiamo lontani dai nostri amici o dai nostri cari. Pensiamo quanto è bello poterli vedere e sentire la loro compagnia, passare il tempo, organizzare attività di gruppo, dove ognuno da casa propria condivide con gli altri partecipanti alla videochiamata (aperitivi, cene, giochi, sport).

Ci si sente meno soli, non è vero?

Ci sembra di essere in qualche modo insieme, dal vivo. Poi si fa confusione, le connessioni saltano, i video si inceppano, a volte si stacano da soli. Ma se prima tutto questo ci innervosiva, oggi quasi quasi ci diverte. Fa parte del programma! 

Certo, niente è come la bellezza di un abbraccio vero o di un bacio, o di una carezza, ma intanto è meglio che non poterci neanche vedere o sentire.  E questo regalo, pensate un pò, ce lo fa internet, ce lo fanno i social. Ci permettono di stare insieme in un modo sano, che ci fa bene al cuore.

Allora forse è davvero il caso di riconoscere che internet è uno dei vincitori di questa pandemia, si sta prendendo la sua rivincita rispetto a chi è pronto a negare che abbia un qualche beneficio nella vita dell'uomo. Sottolineo di nuovo, quando usato con intelligenza. 

Ai nostri anziani un pò scettici possiamo dire: vedete, non tutto il "male" vien per nuocere! ;) 

L'ansia per la ripartenza

 

All'inizio della fase 1 abbiamo vissuto emozioni di smarrimento, paura, panico, la frustrazione di subire restrizioni e l'obbligo di stare in casa, che non abbiamo scelto volontariamente, ma che abbiamo accettato per il bene di tutti.

Ci siamo giustamente adeguati e abbiamo riorganizzato la nostra vita, le nostre attività quotidiane, i nostri progetti.
Sono trascorsi quasi 60 giorni.

Cosa succede adesso?
All'inizio della fase 2 sentiamo la fatica di ricominciare, la paura, in alcuni casi ansia.
Ma come? Prima non ci andava bene la restrizione, adesso non vogliamo ripartire? Dovremmo essere felici e impazienti, eppure.. non è così semplice.

Perchè ci accade questo?
Il nostro cervello è programmato per acquisire un nuovo comportamento, renderlo automatico e trasformarlo in abitudine in circa 21 giorni.
21 giorni. Noi siamo stati in fase 1 quasi 60 giorni.. qualcuno ripartirà anche più tardi.
In pratica CI SIAMO ABITUATI.
Abbiamo appreso nuove abitudini, nuovi stili di vita, che sono diventati automatici, e adesso siamo chiamati a recuperare quelle vecchie.

Questo è un ulteriore cambiamento. Può capitare che per qualcuno quindi non sia cosi scontato tornare alla vecchia vita di due mesi fa. Se ci riflettiamo, le emozioni che proviamo adesso sono in gran parte le stesse che abbiamo sentito all'inizio della fase 1.

Inoltre, molti studi hanno rilevato che la stragrande maggioranza della popolazione ha paura del contatto. Questo perchè siamo stati abituati a pensare all'altro come potenzialmente contagioso. Ciò ha creato una inevitabile diffidenza diffusa.

Dobbiamo quindi recuperare il contatto umano, l'empatia, dal momento che per ora il contatto fisico è vietato. Dobbiamo ri-abituarci alla socializzazione, a uscire nel mondo.

Quindi cosa fare?
1. diamoci il tempo necessario per abituarci di nuovo alla nostra vita e al nostro lavoro;
2. atteniamoci alle fonti ufficiali;
3. evitiamo di parlare solo di coronavirus;
4. siamo responsabili, non tocchiamo gli altri con mani e braccia, ma con le parole e con l'empatia;
5. se sentiamo che il nostro malessere e la nostra ansia è eccessiva, non c'è nulla di male a chiedere aiuto a dei professionisti. Se riusciamo a prendere in tempo il nostro malessere, riusciremo ad andare avanti in modo migliore con strategie più funzionali al nostro benessere.

Buona fase 2!